Archiv des Autors: luigimonzo

CONF: Continuare la città. Principi e tendenze nella ricerca architettonica ed urbanistica di una città moderna all’italiana, 1919-1945 (Roma, 12/13 luglio 2018)

Paniconi_Fiuggi_Landschaftsplan_AA_V_1933_s327_high_q

Mario Paniconi: Piano paesaggistico per Fiuggi (Architettura 1933, p. 327).

Bibliotheca Hertziana – Istituto Max Planck per la storia dell’arte, Roma, in cooperazione con l’Università di Bamberga, 12/13 luglio 2018

Conferenza internazionale | 12/13 luglio 2018
Continuare la città. Principi e tendenze nella ricerca architettonica ed urbanistica di una città moderna all’italiana, 1919-1945.
Location 12 luglio (convegno): Villino Stroganoff, Via Gregoriana 22, Roma | ore 10.00. Partecipazione gratuita.
Location 13 luglio (escursione): Piazza Pantero Pantera, Roma | ore 09.00. Partecipazione gratuita.

Dopo la prima guerra mondiale si attuò una netta accelerazione dei processi di cambiamento e di trasformazione sociale che trovò le sue realizzazioni più concrete nell’ambiente costruito. Su questo sfondo, il DNA della città storica offrì uno dei più importanti punti di riferimento per lo sviluppo pratico di una nuova architettura e delle progettazioni urbanistiche e paesaggistiche. Il risultato non fu una sola strategia, ma una molteplicità di principi formali e tendenze cui era comune l’imperativo e il senso della continuità culturale. La conferenza propone di chiarire i metodi con cui gli architetti e urbanisti italiani si riappropriarono della propria tradizione edilizia e la resero idonea alla trasformazione moderna del loro paese. L’escursione servirà invece a conoscere sul luogo un esemplare caso di espansione edilizia del periodo tra le due guerre mondiali.

Organizzatori e presidenza:
Luigi Monzo, Università di Innsbruck (Austria), info [at] luigimonzo.de
Carmen M. Enss, Università di Bamberga (Germania), carmen.enss [at] uni-bamberg.de
Christiane Elster, Bibliotheca Hertziana – Istituto Max Planck per la storia dell’arte Roma, elster [at] biblhertz.it

Programma, 12/13 luglio 2018:

Giovedì 12 luglio 2018, Villino Stroganoff, Via Gregoriana 22, Bibliotheca Hertziana Roma

10.00
Saluto, Direttrice Tanja Michalsky, Christiane Elster (Bibliotheca Hertziana – Istituto Max-Planck per la storia dell’arte, Roma)

10.15
Paesaggi in transizione in un’Italia che si rinnova (Introduzione), Carmen M. Enss, Università di Bamberga; Luigi Monzo, Università di Innsbruck

10.30
Aban Tahmasebi, Università La Sapienza Roma, “Garbatella and the implicit sense of historical continuity in the 30s”

11.15
Pausa

11.45
Lorenzo Ciccarelli, Università di Firenze, “Innocenzo Sabbatini e la creazione di Roma moderna”

12.30
Anna Vyazemtseva, Università dell’Insubria (Varese) e Institute of History and Theory of Architecture and Urbanism Moscow, “Transformation of Rome and the masterplan of the reconstruction of Moscow. Historical heritage between modernity, memory and ideology”

13.15
Pausa pranzo

14.15
Elmar Kossel, Universität Innsbruck, “Continuità e cambiamento urbano nella Firenze del Ventennio nero”

15.00
Micaela Antonucci, Università di Bologna; Sofia Nannini, Politecnico di Torino, “Trasformazioni architettoniche e urbane in Romagna in epoca fascista fra tradizione e modernità”

15.45
Pausa

16.15
Christine Beese, Freie Universität Berlin, “The Townscape of Bari – a Laboratory of Italian Urbanism during the early Twentieth Century”

17.00
Discussione

Conferenza serale:

19.00
Paolo Nicoloso, Università di Trieste, “Piacentini e il nuovo volto delle città all’italiana”

Venerdì 13 luglio 2018, Escursione quartiere Garbatella, partenza: Piazza Pantero Pantera, Roma

09.00
Passeggiata Garbatella (Aban Tahmasebi) [ca. 2h]
partecipazione previa registrazione (elster@biblhertz.it)

 

CONF: Paesaggio in transizione. Trasformazione, riordinamento e continuità nell’architettura della città italiana tra le due guerre. (Sorrento, 14 giugno 2018)

Libera_CasaPigione_AA_X_1933_s638_hAnnual Conference of the American Association for Italian Studies (AAIS)
Istituto Sant’Anna, Via Marina Grande 16, Sorrento (Italy), 14-17 June 2018
https://aais.wildapricot.org/conference-program

Session 24 | 14 giugno 2018
Paesaggio in transizione. Trasformazione, riordinamento e continuità nell’architettura della città italiana tra le due guerre.
Location: Aula 10, Istituto Sant’Anna.

Dopo la prima guerra mondiale si attuò una netta accelerazione dei processi di cambiamento e di trasformazione sociale che trovò le sue realizzazioni più concrete nell’ambiente costruito. Su questo sfondo, il DNA della città storica offrì uno dei più importanti punti di riferimento per lo sviluppo pratico di una nuova architettura e delle progettazioni urbanistiche e paesaggistiche. Il risultato non fu una sola strategia, ma una molteplicità di principi formali e tendenze cui era comune l’imperativo e il senso della continuità culturale. La sezione propone di chiarire i metodi con cui gli architetti e urbanisti italiani si riappropriarono della propria tradizione edilizia e la resero idonea alla trasformazione moderna del loro paese.

Organizzatori e presidenza:
Luigi Monzo, Università di Innsbruck (Austria), info [at] luigimonzo.de
Carmen M. Enss, Università di Bamberga (Germania), carmen.enss [at] uni-bamberg.de

Programma, 14 giugno 2018:

10:45-12:15: Session part 1: CONCETTI E CONCRETIZZAZIONI [1I]

1. Cettina Lenza, Università della Campania, “Il concetto di tradizione nel dibattito teorico ed estetico dal Ventennio al secondo dopoguerra”

2. Angela Pecorario Martucci, Università della Campania, “Autarchia e tradizionene ll’architettura del ventennio”

3. Cecilia De Carli, Università del Sacro Cuore Milano, “Declinazione della cultura architettonica e urbanistica nell’area milanese di S. Ambrogio fra le due guerre”

4. Scott Budzynski, Savannah College of Art and Design, “Vertical City: Milan’s Early Skyscrapers”

12:15-13:15: Pausa pranzo

13:15-14:45: Session part 2: PANORAMI URBANI [2I]

1. Giulia Favaretto e Chiara Mariotti, Università di Bologna, “Progettare il medioevo. Rimini e Forlì negli anni Venti : il volto ridisegnato di due piazze della Romagna”

2. Elena Pozzi, Politecnico di Milano; Marco Pretelli e Leila Signorelli, Università di Bologna, “Progettare il medioevo. Giulio Ulisse Arata in Emilia Romagna”

3. Alberto Coppo, Sapienza Università di Roma, “Conservare l’antico per costruire il moderno. Visioni di una Brescia alternativa nel progetto di Pietro Aschieri (1927)”

4. Sandro Scarrocchia, Accademia di Belle Arti di Brera, “Bergamo come case study”

Planen und Bauen im Bestand: Modernisierung des Rathausensembles Rot am See

GR_EG_web

Architekt Beck: Modernisierung Rathausensemble, Grundriss Erdgeschoss, Rot am See, 2018. Foto: Architekt Beck.

In der Mehrfachbeauftragung für die Modernisierung des Rathausensembles Rot am See konnte sich das Team von Dr. Alexander Beck durchsetzen. Die Aufgabe bestand im Umbau und der Anpassung eines zu Beginn der 1970er Jahre angelegten und sukzessive bis in die 1990er Jahre hinein erweiterten Ratshausensembles an die heutigen brandschutztechnischen und energetischen Anforderungen sowie die Umsetzung größtmöglicher Barrierefreiheit.

Ansicht_N_web

Architekt Beck: Modernisierung Rathausensemble, Ansicht Nord, Rot am See, 2018. Foto: Architekt Beck.

Als besondere Herausforderung galt der Umgang mit dem bestehenden Gebäude und das in verschiedene nBauphasen zusammengestellte Zerrbild des ursprünglich durchaus zeittypisch qualitätvollen Originalbaus. Das Architektenteam um Dr. Alexander Beck entschied sich für eine offensive Strategie, die nicht nur den gefoderten technischen und funktionalen Ertüchtigungen und Modernisierungen entspricht, sondern darüber hinaus durch die Neubewertung des architektonischen Erscheinungsbildes auch die kulturelle Bedeutung des Rathauses als städtebauliches Primärelement hervorhebt. Besonders die erhebliche Erweiterung des Bürgerhauses mit einem neu geschaffenen modernen Sitzungssaal, die zeitgemäße Überarbeitung der inneren Funktionszusammenhänge und die Wiederherstellung einer architektonischen Harmonie, die sich auch am Außenbau ablesen lässt, kennzeichnen den Entwurf.

Architekt: Dr. Alexander Beck
Mitarbeit: Maximilian Bamme, Jeffrey Becker, Dr. Luigi Monzo, Shabnam Schulze.

Infos: www.architekt-beck.de

Presse: Trinkle, Birgit: Kein Stückwerk für Rot am See. In: Südwest-Presse, 25.04.2018.

CFP: Research Culture in Architecture – International Conference on Cross-Disciplinary Collaboration

Call for Papers

Research Culture in Architecture – International Conference on Cross-Disciplinary Collaboration (RCA 2018)
27 and 28 September, 2018

This international conference, hosted by FATUK, Faculty of Architecture at TU Kaiserslautern aims to discuss topics and methods in architectural research, focusing on cross-disciplinary interrelations and their relevance to the design process. Invited experts from academia and practice will present and discuss pioneering projects and developments from various fields of architectural research.

In the spirit of our conference series theme „research culture in architecture“, we encourage a discourse of this wider context. What is research in architecture? Do architectural journals and conferences give an extensive overview of research in architecture? Is there research which does not get published and remains hidden in buildings? Could practice benefit from more exchange with other practitioners and academics and vice versa?

We invite you to submit abstracts for presentations and posters, which will be reviewed by our International Scientific Committee. Selected submissions will be published in a book, together with articles from our keynotes and round table discussions. Both researchers and practicing architects are invited to participate in this event, which will provide impulses especially for young researchers.

For more details, please visit: https://researchconference.architektur.uni-kl.de/

e-mail: rca2018@architektur.uni-kl.de

Jenseits der puren Form – Gedanken zu einem Begriff des ‚Proto-Brutalismus‘

LC_Pavillon_Suisse_Paris

Le Corbusier: Pavillon Suisse, Paris, 1931-33. Foto: Jean-Pierre Dalbéra.

Der Brutalismus in der Architektur ist keine Erfindung des Architektenehepaars Smithson und keine Kanonisierung Reyner Banhams. Wie Anette Busse in ihrem Aufsatz Von brut zum Brutalismus – Die Entwicklung von 1900 bis 1955 herausgearbeitet hat, gibt es erkennbare Vorläufer sowohl in der Gedankenwelt als auch in konkreten Beispielen, die den Brutalismus, wie ihn die Smithsons 1953 erstmals bezeichnet haben, in der Zeit des modernen Aufbruchs in der Architektur verankern. Insbesondere Le Corbusiers seit den 1920er Jahren verwendete Begrifflichkeit brut antizipiert mit ihrer Betonung des Herben, Rauhen, Ursprünglichen eine emotional aufgeladene Architektursprache. Dabei geht es vor allem um die Wirkung, die bestimmte Materialien, und der Umgang mit ihnen, erzeugen. Der extremen Ästhetisierung, wie sie die um Formschönheit bemühte Klassische Moderne kultiviert hat, stellt Le Corbusier mit brut das Werden der Form entgegen. Die Architektur wird ihrer Umwelt nicht mehr durch Überhöhung entrückt, sondern durch herausstellen der Funktion und der Bauweise den „komplexen Beziehungssystemen menschlicher Gesellschaft“ (S. 33) näher gebracht.

„Unverkleidet, unverfälscht, echt, authentisch, aber auch roh und direkt – das sind die Adjektive,“ die von Architekten wie Le Corbusier, Aalto, Breuer und Bill „benutzt wurden, um die geistige und kulturelle Dimension ihrer Entwürfe,“ z.B. für den Pavillon Suisse in Paris, das UNESCO-Ratsgebäude ebenfalls in Paris, die HfG in Ulm oder das MIT-Dormitory in Cambridge, “ verständlich und greifbar zu machen. Die Gestalt sollte ohne Rhetorik das Innere nach außen kehren, Kraftverläufe und Prozesse sichtbar machen und damit eine unbestreitbare Realität jenseits der puren Form erzeugen.“ (S. 37) Prinzipien und Merkmale, die später für den Brutalismus charakteristsich werden und eine neue internationale Architekturströmung begründen, die bis zur Energiekrise 1973 weltweit Bauwerke von gewaltiger expressiver Kraft hervorbringen und die Architektur zu einem letzten Hurra handwerklicher Bauornamentik beflügelt, bevor sie durch neue ressourcenbezogene Zwangslagen und Gesetzgebungen zur Energieeinsparung in ein technoides Korsett gezwungen wird.

Geistige Vorläufer einer Architektur des Brutalismus als eine Architektur des Unmittelbaren und Authentischen lassen sich, wie Anette Busse herausgefunden hat, in Auguste Pugins True Principles (1841), John Ruskins Of General Principles and Truth (1843) , Hermann Muthesius‘ Kunst und Maschine (1902) und Hendrik Berlages Thoughts on Style (1909) finden. Es wird deutlich, dass der Brrutalismus der Nachkriegszeit eine tiefe Verankerung im Zeitalter der Industrialisierung und der damit verbundenen Wandlung der Gesellschaft hin zu einer Gesellschaft der Massen mit eigener Kultur hat. Durch Bauwerke, die schon vor der expliziten Fixierung einer brutalsitischen Haltung nach deren Prinzipien realisiert wurden, liegen Stichproben einer proto-brutalistischen Strömung innerhalb des breiter angelegten Aufbruchs der architektonischen Moderne vor. Die noch ausstehende wissenschaftliche Verortung dieser Strömung verspricht, zur weiteren Verfeinerung des Moderneverständnisses beizutragen.

Alle Zitate wurden folgendem Aufsatz entnommen: Busse, Anette: Von brut zum Brutalismus – Die Entwicklung von 1900-1955, in: Elser, Oliver – Kurz, Philip – Cachola Schmal, Peter (Hg.): SOS Brutalismus – Eine internationale Bestandsaufnahme. Zürich 2017, S. 32-37.

Das Foto von Jean-Pierre Dalbéra wurde unter Berücksichtigung der Lizenz CC BY 2.0 verwendet und weiterverarbeitet.

Vorsicht Betonmonster? Brutalismus-Ausstellung in Frankfurt

RM_EdificioPluriusi_s171_web

Saverio Busiri Vici: Multifunktionsgebäude Viale Ionio 10, Rom, 1972.

Mit gewisser Vorsicht ist die Ausstellung ‚SOS Brutalismus – Rettet die Betonmonster‘ zu genießen, vor allem dann, wenn man bereits den hervorragend ausgestatteten Ausstellungskatalog mit zugehörigem Aufsatzband in Händen hält. Im Vergleich dazu hält die Ausstellung im Deutschen Architekturmuseum tatsächlich kaum etwas bereit, das dem Museumsbesuch gegenüber dem Katalogstudium einen Mehrwert verleiht. Anders verhält es sich jedoch mit Anliegen, das sich hinter der Ausstellung verbirgt. Endlich, sollte man sagen, nimmt man sich einer Architektur an, die lange Zeit übelsten Verunglimpfungen ausgesetzt war (und es leider immer noch ist), aber mittlerweile ein Bauerbe darstellt, dessen wir uns zurecht annehmen müssen.

Die Architektur des Brutalismus verkörpert eine Epoche, in der der Frieden in der westlichen Welt aufgezogen ist, Kolonien ihre Unabhängigkeit erlangt haben und eine scheinbare Allverfügbarkeit von Ressourcen und Innovationen einen schier grenzenlosen Aufschwung verheißen hat. Die Architektur des Brutalismus ist ein globales Phänomen. Sie ist die Emanzipation der Klassischen Moderne, die endgültige Verwirklichung einer Architektur des 20. Jahrhunderts, die das Verlangen der Erneuerung mit dem des Großartigen verbindet. Tatsächlich ist der Brutalismus die architektonische Antwort auf den Aufbruch der Nachkriegszeit, die mit ihrer beispiellosen Wiederaufbau- und Neubauleistung die verbesserten Lebensverhältnisse baulich umgesetzt hat. Er markiert nicht nur den Triumph einer an die moderne Lebenswirklichkeit der Menschen angepassten Architektur, sondern die ultimative Bestätigung und Überwindung ihrer Prinzipien in einer beinahe entgrenzten plastischen Ausdrucksvielfalt und meisterhaften Beherrschung der konstruktiven Möglichkeiten und des Materials, das heute den Großteil unserer gebauten Umwelt bestimmt: Beton.

Die Ausstellung und vor allem das mit ihr verbundene Dokumentationsprojekt hat sich zum Ziel gesetzt, das Bewusstsein für diese allgegenwärtige Architektursprache zu fördern. Durch eine Datenbank werden zudem Bauwerke weltweit registriert, so dass eine systematisierte Grundlage für den reflektierten Umgang bis hin zum Erhalt geschaffen ist.

Ausstellung
9. November 2017 – 2. April 2018
Deutsches Architekturmuseum Frankfurt am Main

ONLINE-KAMPAGNE: http://www.SOSBrutalism.org

CFP: Paesaggio in transizione. Trasformazione, riordinamento e continuità nell’architettura della città italiana tra le due guerre. (Sorrento, 14-17 giugno 2018)

Libera_CasaPigione_AA_X_1933_s638_h

Adalberto Libera: Casa Pigione, Roma, 1933.

CALL FOR PAPERS

Annual Conference of the American Association for Italian Studies (AAIS)
Sant’Anna Institute, Sorrento (Italy), 14-17 June 2018
Deadline: 30 december 2017
https://aais.wildapricot.org/session_proposals

[English version see below]

Session 24
Paesaggio in transizione. Trasformazione, riordinamento e continuità nell’architettura della città italiana tra le due guerre.

Dopo la prima guerra mondiale si attuò una netta accelerazione dei processi di cambiamento e di trasformazione sociale che trovò le sue realizzazioni più concrete nell’ambiente costruito. Su questo sfondo, il DNA della città storica offrì uno dei più importanti punti di riferimento per lo sviluppo pratico di una nuova architettura e delle progettazioni urbanistiche e paesaggistiche. Il risultato non fu una sola strategia, ma una molteplicità di principi formali e tendenze cui era comune l’imperativo e il senso della continuità culturale. La sezione propone di chiarire i metodi con cui gli architetti e urbanisti italiani si riappropriarono della propria tradizione edilizia e la resero idonea alla trasformazione moderna del loro paese.

Si prega di inviare un abstract di 200-250 parole e una breve biografia, completa di affiliazione e indirizzo email, a Luigi Monzo (info [at] luigimonzo.de) entro il 30 dicembre 2017. Si avvisa di attenersi alle norme della conferenza: https://aais.wildapricot.org/conference_guidelines.

Organizzatori e presidenza:
Luigi Monzo, Università di Innsbruck (Austria), info [at] luigimonzo.de
Carmen M. Enss, Università di Bamberga (Germania), carmen.enss [at] uni-bamberg.de

—-

[EN]

Townscapes in transition. Transformation and reorganization of Italian cities and their architecture in the interwar period.
(Session 24)

Social change after WWI led to an accelerated change in the built environment. Within a broad stylistic scope of architectural and urban design projects, the structural ‘DNA‘ of Italian historic cities offered a basic planning guideline. Historic paradigms determined not only trends in conservation but guided new approaches to architecture as well as urban and landscape design. The result was not a single strategy to ensure continuity in urban planning and architecture, but a multiplicity of formal principles and trends. The session proposes to clarify what methods Italian architects and urban planners used to take possession of a ‘Roman’ or ‘Italian’ building and planning tradition, and how they accommodated it to the modernization of their country.

Please submit via email a 200-250-word abstract of the presentation, a brief biographical note and affiliation to Luigi Monzo (info@luigimonzo.de) by December 30, 2017. Please comply with conference guidelines: https://aais.wildapricot.org/conference_guidelines. The conference languages are Italian and English.

Session organizers and chair:
Luigi Monzo, University of Innsbruck (Austria), info@luigimonzo.de
Carmen M. Enss, University of Bamberg (Germany), carmen.enss@uni-bamberg.de